Controllo Fiscale: cos’è e quando scatta

Quando arriva il controllo fiscale

Quando scattano i controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate? Per quali motivi si corre il rischio di una verifica tributaria? Statisticamente, in Italia, le indagini compiute dall’amministrazione finanziaria, pur essendo un importantissimo strumento di contrasto dell’evasione fiscale, colpiscono un numero ristrettissimo di contribuenti, risparmiando molto spesso i professionisti a discapito di un livello maggiore di controlli verso i commercianti.

Tuttavia, esistono particolari comportamenti che possono aumentare le probabilità di essere sottoposti ad indagini fiscali automatizzate da parte dell’Agenzia delle Entrate. Scopriamo insieme in quali casi si attivano le procedure di accertamento fiscale.

Controlli fiscali per irregolarità nella dichiarazione dei redditi

Capita, non di rado, che in relazione ai dati desumibili dalla dichiarazione dei redditi rispetto ai dati restituiti dall’Anagrafe tributaria, risultino delle incongruenze per cui, in maniera del tutto automatizzata, l’Agenzia delle Entrate proceda ad una riliquidazione della dichiarazione, riuscendo ad evidenziare importi differenti rispetto – ad esempio – al debito per imposte, i contributi, i premi o i crediti vantati per ottenere una possibilità di rimborso. Molte di queste irregolarità sono in realtà piuttosto semplici da scoprire. Un esempio sono le dichiarazioni false di familiari a carico al fine di ottenere le detrazioni riconosciute. Quest’ultime, infatti, non sono legittime nel caso in cui il soggetto dichiarato a carico percepisca redditi superiori a 4 mila euro annui (prima del 2019 la soglia di reddito era di 2.840,51 euro).

Ancora, altra irregolarità semplice da scoprire è quella relativa il mancato versamento delle imposte autodichiarate. Il contribuente che abbia presentato la propria dichiarazione dei redditi nei tempi e nelle modalità corrette senza pagare le tasse da egli stesso dichiarate sarà infatti sottoposto ad immediata verifica fiscale.

Similmente, si può incorrere in controlli formali sulla dichiarazione dei redditi, verifiche sulla conformità dei dati inseriti dal contribuente e da egli conservati, anche nel caso in cui non risultino ritenute d’acconto o non spettino in realtà detrazioni per crediti vantati con il fisco.

Redditometro e Risparmiometro: attivazione accertamenti sintetici

Nullatenenti che improvvisamente ricevono in eredità – o per donazione – dei beni: sono questi i soggetti verso i quali possono scattare serrati controlli fiscali. Se fino a poco tempo prima non si è mai dichiarato un euro, l’Agenzia delle Entrate attiva immediatamente delle procedure di accertamento sintetico tramite il così detto redditometro. Il contribuente dovrà dimostrare la provenienza dei beni che al momento dei controlli risultano di sua proprietà ed eventualmente dichiarare i soldi necessari per il mantenimento di quei beni. Altro strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate è il risparmiometro: un algoritmo utile a verificare il reale risparmio del contribuente. Esso viene attivato automaticamente nel momento in cui i capitali depositati sul conto dovessero corrispondere a quelli dichiarati come reddito. Questo significherebbe che il contribuente sia riuscito a vivere senza prelevare un euro e la cosa desterebbe immediati sospetti, per cui scatterebbe la presunzione di evasione fiscale.

Sospetti per grossi versamenti o cospicui bonifici su conti bancari: controlli rari ma non impossibili

Sporadicamente, può capitare che l’Agenzia delle Entrate, su segnalazione della banca attraverso l’anagrafe dei conti correnti, attivi dei controlli in caso di grossi versamenti o bonifici cospicui su conti bancari per cui non si trovino riscontri nella contabilità o nella dichiarazione dei redditi degli intestatari. In questo caso, l’onere di difesa sarà a carico del contribuente, il quale dovrà dimostrare che tali capitali siano esenti o già sottoposti a tassazione. Contrariamente, l’Agenzia delle Entrate sarà legittimata nel presupporre che tali importi siano derivati da redditi non dichiarati.

Presunzioni Fiscali

È importante sottolineare che gran parte dei controlli tributari sono fondati su presunzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, o ancor meglio su “inversioni dell’onere della prova”. Questo significa, che l’Agenzia delle Entrate può presumere un illecito comportamento del contribuente, ma sarà onere di quest’ultimo dimostrarne prova contraria. Ci riferiamo a tutti quei casi in cui la pretesa erariale deriva, non da prove certe, ma da atti presunti anche privi di gravità, precisione e concordanza, per cui si potrà comunque avviare e un’attività di controllo fiscale.  Se le prove portate a sostegno della propria innocenza non riescono a dimostrare l’impunibilità, l’illecito tributario verrà segnalato alla Procura della Repubblica e successivamente il PM potrà richiedere al Gip il sequestro dei capitali equivalenti agli importi evasi e in previsione, nel caso di condanna del contribuente, di una totale confisca.

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Categoria: Fisco e Tributi

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