Tra le modalità di riscossione dei debiti che più spaventano le persone c’è il pignoramento.

Un creditore che desidera esigere l’importo che gli spetta, infatti, ha la facoltà di agire tramite il cosiddetto atto di pignoramento presso terzi, che chiama appunto in causa un terzo soggetto. Quest’atto non è specifico verso un deposito definito: è generico ed esteso a tutti i rapporti tra il soggetto e la sua banca. Il creditore non ha bisogno di identificare un numero di conto corrente, uno specifico libretto di risparmio, una carta di credito, eccetera.

Quando una persona riceve un atto giudiziario, a seguito di un contenzioso bancario, la domanda che sorge spontanea è: quali beni possono pignorarmi? Le carte prepagate sono pignorabili? La questione merita di essere analizzata nel dettaglio.

Partiamo dalla definizione di carta prepagata.

La carta prepagata è una carta ricaricabile che non è collegata ad un conto corrente e che è possibile usare per effettuare pagamenti e, in alcuni casi, per ricevere bonifici. Non essendo collegata ad alcun conto, chi usa la carta può disporre solo della cifra caricata sulla stessa.

Sul fronte, la carta prepagata presenta un numero seriale a 16 cifre (chiamato codice Pan) e la data di scadenza. Sul retro invece presenta lo spazio per la firma e il codice di sicurezza a tre cifre che è necessario per effettuare pagamenti online.

Si hanno tre modalità di utilizzo per la carta prepagata:

  • può essere utilizzata online, inserendo il codice Pan, la scadenza e il codice di sicurezza a tre cifre;
  • può essere utilizzata per effettuare pagamenti di persona alla cassa, basta inserire la carta nell’apposito strumento POS;
  • può essere utilizzata per prelevare allo sportello bancomat e in questo caso i costi variano a seconda dell’operatore della carta e della banca al cui sportello ci si reca ad operare.

Inoltre, le carte prepagate possono essere dotate oppure essere prive di codice Iban. Le carte dotate di Iban possono ricevere ed effettuare bonifici.

Un aspetto che è ancora necessario approfondire è la tracciabilità delle carte. Le transazioni e il saldo presente su una carta prepagata sono del tutto paragonabili a quelli relativi alle altre carte di pagamento, ai conti correnti e ai conti deposito. Questo significa che anche i movimenti delle carte prepagate possono essere soggetti a tracciabilità da parte delle banche e degli istituti emittenti.
Secondo le leggi in vigore, le banche sono sottoposte all’obbligo di invio dei dati relativi alle transazioni bancarie, che vengono trasmessi periodicamente all’Agenzia delle Entrate. Non fanno eccezione nemmeno le carte prepagate, soprattutto per quanto riguarda le carte dotate di IBAN, talvolta denominate carte conto.

È dunque bene precisare che anche le operazioni effettuate con una carta prepagata sono soggette a tracciabilità e che di conseguenza le carte devono essere utilizzate nel pieno rispetto della legge, come del resto vale per ogni operazione bancaria o tramite gli strumenti di pagamento.

Le prepagate inoltre costituiscono a tutti gli effetti di legge un deposito di denaro riconducibile ad un soggetto specifico.

La riposta alla domanda iniziale, dunque è: sì, le carte prepagate sono pignorabili, nei limiti previsti in generale per il pignoramento. Il saldo presente sulla carta può quindi essere oggetto di un atto di pignoramento in caso di debiti verso terzi o verso la pubblica amministrazione.

Non importa se questo strumento di pagamento non è agganciato al conto corrente, oppure sul fronte della carta prepagata non è stampato il nome del titolare. La carta prepagata se nominativa rientra tra i beni del possessore, quindi il denaro depositato sulla carta prepagata può essere pignorato.

Oggi basta fare un controllo con il codice fiscale del debitore per risalire a tutti i suoi beni mobili e immobili.

Come nel caso del conto corrente, è importante specificare che per la carta prepagata con IBAN esistono delle limitazioni di attuazione in relazione alla tipologia di carta (carta con stipendio, carta con TFR e carta con pensione).

Le uniche carte non pignorabili sono le prepagate usa e getta e quelle estere.

Come fa il creditore a conoscere la nostra banca?

In passato acquisire informazioni inerenti i rapporti finanziari era un po’ una caccia al tesoro e bisognava rivolgersi ad agenzie investigatrici o a terzi.  Oggi invece tali dati sono pubblici: ciascun creditore, dopo aver notificato l’atto di precetto al debitore, può farsi autorizzare dal presidente del tribunale ad accedere all’anagrafe tributaria, e segnatamente all’archivio dei rapporti finanziari, in uso all’Agenzia delle Entrate, per conoscere il nome dell’istituto di credito dove il debitore ha il rapporto bancario/postale. In questo modo, nel notificare l’atto di pignoramento, si va a colpo sicuro. Dopo l’atto di pignoramento notificato e dopo l’udienza in tribunale, i soldi depositati nella carta prepagata nel caso specifico vengono bloccati:la prepagata viene quindi bloccata.

Concludiamo dunque dicendovi che una carta prepagata, da questo punto di vista, non presenta caratteristiche differenti rispetto a un conto corrente: non ha senso trasferire la propria liquidità sula carta per evitare un pignoramento. Se temi di poterne subire uno, contattaci: i consulenti del debito Rexpira sono pronti ad aiutarti e a risolvere i tuoi problemi. Contattaci per maggiori informazioni, insieme troveremo la soluzione migliore per uscire dai debiti.