La prescrizione, com’è noto, è l’istituto giuridico che riguarda gli effetti del trascorrere del tempo su un certo procedimento giudiziario: oltre un certo termine stabilito dalla legge, infatti, non si potranno più esercitare alcuni diritti soggettivi.

Ma cosa c’entra la prescrizione col tema dei debiti?

Questo tema si presenta ad esempio quando trascorre un certo lasso di tempo previsto dalla legge senza che il creditore (sia esso una banca, una finanziaria, lo Stato o un privato) abbia fatto nulla per rivendicare il suo diritto: a quel punto non potrà più pretendere il pagamento della somma dovuta e il debito si considererà estinto.

Solitamente, se il debito deriva da un contratto o da un’obbligazione unilaterale (ad esempio da una promessa di pagamento) il termine entro il quale esso cade in prescrizione è fissato in 10 anni (prescrizione ordinaria). Per altre tipologie di crediti, invece, i termini di prescrizione sono rispettivamente di 5 anni se si tratta ad esempio di canoni di locazione, rate dei mutui, dichiarazioni dei redditi, multe, bollo auto, e di 2 anni se si tratta di bollette per utenze domestiche come ad esempio acqua, telefono, rifiuti, luce e gas.

Esiste infine la prescrizione presuntiva: la legge presume che il debito sia stato pagato entro un dato termine, variabile da 6 mesi a 1 anno, oltre il quale si considererà estinto e toccherà di contro al creditore provarne l’eventuale mancato pagamento.

È importante, inoltre, sottolineare che la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui può essere fatto valere il diritto e termina allo spirare dell’ultimo giorno, conteggiando anche i giorni festivi.

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che una banca finanzi Tizio e che nel tempo Tizio non paghi più le rate del finanziamento. Dal momento in cui scatta la prima rata insoluta si iniziano a conteggiare i termini di prescrizione. Contestualmente allo scattare della morosità, la banca dovrebbe avviare l’attività di recupero crediti mirata ad invitare Tizio a pagare il suo debito. Ma se ciò non accade e la banca non si attiva per rivendicare quanto le spetta entro il termine di 10 anni, scatterà la prescrizione e il debito si considererà estinto.

L’atto interruttivo della prescrizione

Affinché un diritto cada in prescrizione non è sufficiente che trascorra l’arco di tempo stabilito dalla legge: è necessario che in questo periodo il creditore non abbia fatto nulla per rivendicare il proprio diritto al recupero del credito.

Se al contrario creditore sollecita più volte il debitore, invitandolo a pagare quanto dovuto, l’intimazione ad adempiere interrompe la prescrizione.

Naturalmente il sollecito deve essere dimostrabile, quindi non sono sufficienti gli avvisi o le comunicazioni verbali.

Per chiarire ancor meglio la natura di questi atti, riportiamo di seguito alcuni fra i più comuni atti che possono interrompere la prescrizione nel momento in cui vengono notificati:

  • lettera di sollecito o di messa in mora, purché venga indicato con esattezza il credito (ossia l’importo) e la fonte dell’obbligazione (ad esempio il numero di contratto, l’atto illecito, la sentenza, etc.) e purché venga notificata a mezzo raccomandata A/R o PEC. Anche la diffida inviata dall’avvocato del creditore, in qualità di suo legale rappresentante, può interrompere la prescrizione;
  • notifica di un decreto ingiuntivo;
  • notifica di un precetto;
  • notifica di un atto di pignoramento;
  • invio di una fattura;
  • istanza di mediazione.

Insomma, è sufficiente anche solo un sollecito di pagamento dimostrabile inviato dal creditore entro i 10 anni previsti dalla legge per interrompere i termini di prescrizione ed azzerare il tempo trascorso. Ignorare l’avviso o ancora non ritirare la posta non sottrae il debitore al proprio dovere perché la prescrizione si interrompe ugualmente. Brancolare nel buio non aiuta, anzi prendere atto degli avvisi vi rende consci di ciò che succede e vi permette di intervenire prima che la situazione degeneri.

La prescrizione si interrompe anche per riconoscimento espresso del debito da parte del debitore (che, ad esempio, invia una lettera al creditore chiedendo più tempo per trovare i soldi, così ammettendo l’obbligazione).

Tutto ciò, invece, che non lascia traccia di sé come ad esempio una telefonata (anche quelle del call center) o una email semplice o ancora una lettera ordinaria non interrompono la prescrizione perché non garantiscono la prova di ricevimento.

È bene comunque dire che sono rari i casi in cui un soggetto lasci trascorrere il tempo senza rivendicare il suo credito, per di più se si tratta di banche! Per questo motivo non aspettate che la situazione vi sfugga di mano. Rivolgetevi a professionisti del settore per chiudere il vostro debito nel modo più indolore possibile.

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