Il pignoramento presso terzi, come suggerito dallo stesso termine, è la pratica tramite cui, a subire il pignoramento sono terze persone che possiedono i beni o i crediti del debitore. Nello specifico ci si riferisce a tutti quei crediti che vengono versati al debitore sotto forma di stipendio, pensione, crediti derivanti dall’esercizio della libera professione o conti correnti bancari.

Il pignoramento di stipendi e  pensioni è divenuto ormai una prassi, facilitato da alcune modifiche di legge introdotte dal governo Monti. Milioni di italiani hanno avuto conferma che ormai si è arrivati al pignoramento di fatto dell’intero importo di stipendi e pensioni, una fattispecie vietata dalle nostre leggi. Con le prescrizioni anti contante previste dal decreto Salva Italia e l’obbligo di accreditare le pensioni oltre 1.000 euro in un conto corrente, infatti, è divenuto  possibile per i soggetti esattori requisire l’intero importo delle pensioni, poiché una volta passate in conto divengono interamente risparmio e sono passibili di esecuzione forzata totale.

Le somme dovute a titolo di stipendio/salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (TFR), possono essere pignorate entro il limite della misura di un quinto (20%), anche in presenza di cessioni del quinto, deleghe di pagamento o altre trattenute.

Sulla base di quanto stabilito dalla normativa in vigore, si potrebbe quindi  affermare che  il limite del quinto pignorabile della pensione o dello stipendio possa essere  legalmente superato, e chi deve riscuotere un credito può rifarsi direttamente, senza alcun limite, sul denaro che il soggetto detiene sul conto, quindi anche su tutta la pensione o tutto lo stipendio calcolando pertanto il limite del quinto non sulla voce mensile, ma sull’intero importo presente sul c/c.

C’è da dire, però, che la Suprema Corte, ha sempre esplicitamente sottolineato il rispetto del  limite, infatti già con la  sentenza  n°506/2002,    è stato confermata la pignorabilità delle pensioni – nella consueta misura del quinto – da determinarsi sulla parte  eccedente alle esigenze minime di vita”.

Il pignoramento ha quindi un limite che deve essere rappresentato dalla valutazione del giudice, che è comunque tenuto, per legge, a garantire l’impignorabilità di un minimo vitale, che consenta di vivere dignitosamente.