Partiamo da un dato fondamentale: non esiste un limite minimo di importo per procedere al pignoramento del conto corrente. La legge consente l’avvio della procedura anche per importi minimi. Calma e sangue freddo. Se il tuo creditore non è in possesso di un titolo esecutivo, ossia di un decreto ingiuntivo sancito in tribunale, non sei ancora nei guai. Il pignoramento del tuo conto corrente non arriverà di certo dall’oggi al domani.

Chi può avanzare il pignoramento del tuo conto corrente?

Chiariamo subito che un creditore, per pignorare il conto corrente, deve essere in possesso di un documento ufficiale, qualcosa che attesti valore legale e che possa certificare la reale esistenza di un credito a suo favore.

Si considerano titoli esecutivi utili al pignoramento del conto corrente:

  • le sentenze di condanna (anche emesse in primo grado ed appellate);
  • i decreti ingiuntivi dopo 40 giorni dalla loro notifica e non oggetto di opposizione;
  • le cambiali e gli assegni;
  • i contratti di mutuo;
  • gli atti pubblici stipulati davanti a un notaio aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro;
  • le conciliazioni firmate davanti all’Ispettorato del lavoro o quelle innanzi a un giudice o un organismo di mediazione.

Attenzione: il semplice fatto di non aver pagato una bolletta, una fattura o una qualsiasi rata indicata in un contratto stipulato con enti pubblici o privati non costituisce di per sé motivo per procedere immediatamente al pignoramento conto corrente. Tuttavia, l’attivazione di un pignoramento non è sottoposta a grossi limiti. Infatti, con una procedura relativamente breve (meno di un anno) qualsiasi creditore può bloccare e prelevare le somme dovute.

Chi può richiedere il pignoramento conto corrente?

A seconda della tipologia di creditore, le procedure attivate per il pignoramento del conto corrente variano:

  • Ente privato (banca, fornitore, controparte di una causa, ecc.) deve instaurarsi una procedura in tribunale.
  • Agenzia Entrate Riscossione (esattore che ha sostituito Equitalia dal 1° luglio 2017) il pignoramento viene inviato direttamente alla banca tramite lettera, con ordine immediato di accreditare le somme dovute entro 60 giorni.

Quindi, nel caso di un ente privato il conto corrente viene bloccato fino ad assegnazione, da parte del giudice, delle somme pignorate al creditore. L’Agenzia delle Entrate può, invece, ottenere l’accredito senza tribunale.

Limiti al pignoramento del conto corrente

In teoria, tutti i conti correnti possono essere pignorati, ma esistono delle limitazioni di attuazione in relazione alla tipologia di conto corrente:

  • Conto corrente cointestato

Il pignoramento è consentito entro la metà del capitale contenuto nel conto corrente, il creditore può prelevare fino al 50% della somma depositata, anche se l’importo non copre la cifra spettante.

  • Conto corrente con stipendio

La legge consente due ordini di pignoramento per i conti correnti con stipendio.

Per le somme presenti al momento del pignoramento è consentito un prelievo che eccede il triplo dell’assegno sociale (448,07X3= 1.344,21 euro).

Ipotizzando un fondo di 2.000 euro si potranno pignorare 655,79 euro (quindi, 2.000-1.344,21 euro); per gli stipendi accreditati successivamente si potrà pignorare fino a un importo massimo un quinto, ma se il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione il pignoramento scende a un decimo nel caso in cui l’importo dello stipendio sia minore di 2.500 euro, un settimo se superiore a 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro. Per gli stipendi superiori a 5.000 euro si ritorna a un limite massimo di un quinto.

  • Conto corrente con TFR

Segue le stesse regole previse per il pignoramento conto corrente con stipendio. Se il CC è pignorato prima dell’accredito del TFR, quest’ultimo importo potrà essere pignorabile fino a un massimo di un quinto. Se il pignoramento avviene dopo l’accredito del TFR, il blocco potrà essere imposto sulla parte eccedente il triplo dell’assegno sociale, ossia 1.344,21 euro.

  • Conto corrente con pensione

Valgono le stesse regole e limiti per il pignoramento del conto corrente con lo stipendio.

Come avviene il blocco del conto corrente?

La procedura di blocco conto corrente varia in base alla tipologia di creditore.

Se il pignoramento del conto corrente avviene da parte di un privato, è necessario che il creditore sia in possesso di un titolo esecutivo, e nel caso di sentenza o decreto ingiuntivo, questo deve essere stato notificato. Con l’atto di pignoramento, l’ufficiale giudiziario intima alla banca di non consentire più al debitore di prelevare o utilizzare le somme pignorate. Quindi, alla ricezione del pignoramento la banca “blocca” la parte di conto corrente pignorata, lasciando libere le somme non rientranti nell’importo dovuto (se il saldo è superiore al debito). La legge consente al creditore di pignorare un importo pari al proprio credito aumentato della metà, per poter pagare le spese delle procedure e gli interessi.

L’atto di pignoramento contiene anche l’invito per il debitore a presentarsi all’udienza durante la quale il giudice – se non ci sono opposizioni del debitore – assegna al creditore la somma pignorata. Il debitore può opporsi attivando una causa di opposizione all’esecuzione per contestare il diritto del creditore a procedere al pignoramento, o nel caso in cui voglia contestare la regolarità formale della procedura, può attivare un’opposizione agli atti esecutivi.

Tra la data del pignoramento e l’udienza di assegnazione delle somme possono trascorrere diversi mesi. In questo periodo, se il credito è superiore al saldo, il conto resta interamente pignorato (bonifici e versamenti inclusi). Se invece il credito è inferiore al saldo del conto, la parte eccedente del deposito potrà essere ancora utilizzata dal debitore.

Quando, invece, il pignoramento del conto avviene da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione, questa invia la cartella di pagamento direttamente alla banca e al debitore. In un periodo di 2 mesi, il contribuente deve saldare il proprio debito e, nel frattempo, il conto è bloccato. Se il pagamento non avviene in quell’arco temporale, alla scadenza le somme saranno direttamente accreditate all’Agenzia delle Entrate. In questo caso esiste però una scorciatoia per sbloccare il conto pignorato, vale a dire richiedendo un pagamento rateale: al pagamento della prima tranche, il conto viene sbloccato.

Se il saldo del conto corrente è pari a zero, il giudice sblocca il conto corrente e il debitore torna libero di utilizzarlo. Il creditore potrà intraprendere altre forme di pignoramento o pignorare lo stesso conto successivamente.

Se il debitore muore, il conto corrente rimane pignorato?

L’eventuale decesso del titolare del conto corrente pignorato non ne comporta lo sblocco. Questo, così come gli altri eventuali debiti, passa direttamente e senza soluzione di continuità agli eredi, nel caso non facciano rinuncia all’eredità stessa. Se il conto corrente è stato pignorato dall’Agenzia Entrate Riscossione, lo sblocco può avvenire solo attraverso una richiesta di rateazione, come si diceva poco sopra.

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