L’applicazione della Commissione Massimo Scoperto (chiamata anche CMS), risale agli anni del primo dopoguerra. Essa corrisponde all’importo dovuto alla banca per la sola messa a disposizione di una determinata somma di denaro a favore del cliente, indipendentemente dal suo utilizzo.

A differenza degli interessi bancari, che si calcolano in base alla quantità e al tempo di utilizzo delle somme date in prestito, la commissione di massimo scoperto veniva calcolata in percentuale sulla somma di denaro massima impiegata in un trimestre, seguendo tre criteri:

  • Criterio assoluto, con calcolo effettuato sul picco massimo del fido in riferimento al trimestre;
  • Criterio relativo, con calcolo effettuato sull’importo massimo di impiego del fido di almeno 10 giorni (anche non consecutivi);
  • Criterio misto, con calcolo esclusivamente se l’affidamento era usato nel trimestre per un periodo continuativo di 10 giorni.

Con il passare degli anni, la CMS divenne un onere aggiuntivo agli interessi calcolati sull’uso massimo delle varie tipologie di fido a beneficio delle banche, trasformandosi così in uno strumento assolutamente privo di ragione pratica e giuridicamente nullo.

Per tale motivo, a partire dal 2009, la commissione di massimo scoperto venne ufficialmente dichiarata giuridicamente illegittima e si tentò di regolamentare tale strumento con l’art.2 bis della legge 28 gennaio 2009, n.2., che riconobbe tale clausola solo se pattuita espressamente con il cliente.

Modalità di calcolo commissione di massimo scoperto

Successivamente alla regolamentazione del 2009, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha definito la commissione di massimo scoperto nel seguente modo:

“…nel caso di saldo negativo, la banca può applicare un tasso di interesse debitore al quale può essere addizionata una commissione detta di massimo scoperto solo se prevista dal contratto.”

Tale commissione può essere applicata se il saldo addebito dura in maniera continuativa per almeno 30 giorni e se il conto ha un fido attivo.

Inoltre, nel contratto di finanziamento, nel foglio informativo e nel documento di sintesi devono essere inseriti i seguenti dati:

  • Il valore percentuale per il calcolo della commissione;
  • Il periodo di riferimento della commissione (solitamente trimestrale);
  • I criteri che determinano l’importo su cui calcolare la commissione;
  • Casi esempio.

Risulta evidente, in questo modo, che la commissione sul massimo scoperto può far aumentare in modo spropositato il saldo negativo.

Come contestare e invalidare la Commissione di massimo scoperto?

Per esporre un reclamo che renda nulla la commissione di massimo scoperto, il cliente può presentare, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, un reclamo scritto che invalidi la clausola contrattuale e dichiari illegittimo l’addebito. Tuttavia, l’istituto bancario potrà non rispondere al reclamo e continuare ad addebitare la commissione.

A questo punto, per ottenere la dichiarazione di nullità della clausola contrattuale che prevede l’applicazione della CMS e per riuscire a ricevere la restituzione delle somme ingiustamente pagate o almeno per ottenere il ricalcolo degli oneri illegittimamente addebitati con rideterminazione del saldo reale, il cliente potrà agire in giudizio.

Riconosciuto il grave pericolo rappresentato da questa clausola per l’esposizione finanziaria dei clienti, nel 2012, con l’introduzione della legge 62/2012 del Governo Monti e la successiva modifica all’articolo 117 TUB, è stata ufficialmente dichiarata la nullità della commissione di massimo scoperto e sono state introdotte due nuove commissioni:

  • Commissione di istruttoria veloce (commissione espressa in misura fissa in caso di scoperti o extrafido)
  • Commissione disponibilità fondi (commissione per la messa a disposizione dei fondi non superiore allo 0,5% per trimestre)

Due tipologie di commissione per certi aspetti più insidiose rispetto la commissione massimo scoperto e per le quali è fondamentale avere precisa conoscenza di tutte le voci in contratto.

Se la banca ti ha inviato una revoca di affidamento o chiesto un piano di rientro, puoi rivolgerti ai consulenti del debito Rexpira che, in maniera scrupolosa e dettagliata, analizzeranno la tua condizione contrattuale con il tuo istituto bancario e verificheranno la presenza di eventuali anomalie o casi di usura.