Quando si hanno troppi debiti e si rischia di perdere la casa, la prima cosa che si potrebbe pensare è di salvare l’immobile attraverso un atto di donazione o tramite la vendita a un parente. Una recente sentenza della Corte di Appello di Palermo ha ribaltato le credenze popolari. Infatti, è possibile pignorare una casa – revocando l’atto di vendita o di donazione – se viene dimostrato che l’immobile è stato venduto per sottrarlo ai creditori. La revoca può essere eseguita entro cinque anni.

Cosa può fare il creditore per invalidare il trasferimento di proprietà?

Per prima cosa, il creditore dovrà dimostrare che l’aver venduto la casa rappresenta per lui un danno. Secondo quanto recita la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, il danno consiste anche solo nella “diminuzione del patrimonio del debitore”. Quindi, questo significa che se hai ceduto a un parente l’unico bene che potevano pignorarti, ecco che il creditore potrà esercitare l’azione revocatoria.

Inoltre, il creditore dovrà dimostrare che l’acquirente della casa era a conoscenza della situazione debitoria del venditore, ma gli basterà poco. Infatti, il vincolo parentale nella vendita di una casa è già considerato una presunzione di consapevolezza. L’ulteriore prova può anche essere data dal prezzo indicato nell’atto di vendita dell’immobile, che spesso viene ceduto con importo più basso rispetto al reale valore di mercato.

Cosa succede se il giudice accoglie la domanda di revoca dell’immobile?

In questo caso, il giudice ti condanna a restituire i soldi al parente che ha acquistato la casa e il creditore potrà, nel frattempo, avviare la normale procedura per il pignoramento dell’immobile.

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