Tutto ciò che devi sapere sul Decreto Ingiuntivo

Il Decreto ingiuntivo è uno strumento legale che può sembrare complesso e intimidatorio per chi non è esperto di diritto. Tuttavia, è fondamentale per la tutela dei crediti e per la risoluzione rapida di controversie finanziarie. Questa guida è destinata a chiunque desideri comprendere meglio questo strumento giuridico, sia che siate creditori in cerca di un modo efficace per recuperare un credito, sia che siate debitori che vogliono capire le proprie opzioni legali.

Cos’è un Decreto Ingiuntivo?

Il Decreto ingiuntivo è un provvedimento giuridico specifico del diritto italiano che serve a fornire una tutela rapida ed efficace al creditore nei confronti del debitore. Questo strumento legale è particolarmente utile quando si vogliono evitare i lunghi tempi e i costi associati ai procedimenti giudiziari ordinari. Disciplinato dagli articoli 633 e seguenti del Codice di Procedura Civile (c.p.c.), il Decreto ingiuntivo è inserito nel Libro IV del Codice, che tratta dei Procedimenti Speciali.

In termini più semplici, il Decreto ingiuntivo è un ordine emesso da un giudice che intima al debitore di adempiere a determinate obbligazioni, che possono essere il pagamento di una somma di denaro, la consegna di una quantità specifica di beni fungibili o la consegna di un bene determinato. Questo provvedimento è emesso a favore del creditore e rappresenta una via rapida per ottenere un titolo esecutivo, cioè un atto che permette di procedere all’esecuzione forzata nel caso in cui il debitore non adempia spontaneamente alle sue obbligazioni.

Una delle caratteristiche più distintive del Decreto ingiuntivo è la sua “emissione senza contraddittorio”. In pratica, ciò significa che il giudice può emettere il Decreto senza necessariamente ascoltare la controparte, ovvero il debitore. Questa particolarità rende il Decreto ingiuntivo un mezzo rapido e relativamente semplice per il creditore di tutelare i propri diritti. Tuttavia, è importante notare che questa “sommarietà” del procedimento decade se il debitore decide di opporsi al Decreto, dando così inizio a un procedimento giudiziario più complesso e dettagliato.

Come funziona

Il funzionamento del Decreto ingiuntivo può essere suddiviso in diverse fasi, che coinvolgono sia il creditore che il debitore. Analizziamo entrambi i lati della medaglia.

Per il Creditore

La prima tappa per il creditore è quella della “messa in mora”, un passaggio preliminare ma fondamentale. In questa fase, il creditore, attraverso il proprio avvocato, invia una lettera formale al debitore in cui gli viene richiesto di adempiere all’obbligazione entro un termine specifico, solitamente 15 giorni. Questa lettera è un prerequisito legale e serve a formalizzare la richiesta del creditore prima di intraprendere azioni legali.

Se il debitore non adempie entro il termine stabilito, il creditore può procedere con la richiesta di emissione del Decreto ingiuntivo. Questa richiesta viene presentata al giudice competente, che può variare a seconda della natura e dell’importo del credito. La richiesta deve essere accompagnata da una serie di documenti che provano l’esistenza e la legittimità del credito.

Una volta che il giudice ha esaminato la documentazione e ritenuto fondata la richiesta, emette il Decreto ingiuntivo. A questo punto, il creditore ha un termine di 60 giorni per notificare il Decreto al debitore. La notifica è un atto formale che serve a informare il debitore dell’emissione del Decreto e delle azioni che può intraprendere.

Per il Debitore

Dal canto suo, il debitore entra nel procedimento nel momento in cui riceve la notifica del Decreto ingiuntivo. A partire da quel momento, ha un termine di 40 giorni per presentare un’opposizione al Decreto.

L’opposizione è un atto giuridico che serve a contestare la legittimità del Decreto e a dar luogo a un procedimento giudiziario ordinario, nel quale entrambe le parti possono presentare le proprie argomentazioni.

Se il debitore decide di non presentare opposizione entro il termine di 40 giorni, il Decreto ingiuntivo diventa automaticamente un titolo esecutivo. Ciò significa che il creditore ha il diritto di avviare l’esecuzione forzata, che può includere il pignoramento dei beni del debitore per soddisfare il credito.

Quando perde efficacia un Decreto Ingiuntivo?

La questione della perdita di efficacia di un Decreto ingiuntivo è di fondamentale importanza sia per il creditore che per il debitore, poiché determina le condizioni in cui il provvedimento giuridico cessa di avere valore legale.

Uno dei modi più comuni in cui un Decreto ingiuntivo perde efficacia è attraverso l’opposizione presentata dal debitore. Se il debitore decide di contestare il Decreto e presenta un’opposizione entro il termine di 40 giorni dalla notifica, il giudice è tenuto a valutare le ragioni di entrambe le parti. Se l’opposizione è ritenuta fondata, il giudice può revocare il Decreto ingiuntivo, dando luogo a un procedimento giudiziario ordinario per la definizione della controversia.

Un altro scenario in cui il Decreto ingiuntivo può perdere efficacia è legato ai tempi di notifica. Se il Decreto non viene notificato al debitore entro 90 giorni dalla sua emissione, esso perde automaticamente efficacia. Questo è un dettaglio cruciale che il creditore deve tenere a mente, poiché una mancata o tardiva notifica può vanificare l’intero procedimento.

Inoltre, c’è un altro termine temporale che può influenzare la validità del Decreto ingiuntivo: se il Decreto non viene convertito in un titolo esecutivo entro un anno dalla scadenza del termine per l’opposizione, esso perde efficacia. Questo è particolarmente rilevante nel caso in cui il debitore non abbia presentato opposizione e il Decreto sia divenuto automaticamente un titolo esecutivo. Se il creditore non avvia l’esecuzione forzata entro questo termine, il Decreto ingiuntivo non avrà più valore legale.

I costi del procedimento

La questione dei costi associati al procedimento del Decreto ingiuntivo è un aspetto che spesso preoccupa sia i creditori che i debitori. È importante notare che, sebbene il Decreto ingiuntivo sia generalmente considerato un percorso più economico e veloce rispetto a un procedimento giudiziario ordinario, esso comporta comunque delle spese che variano in base a diversi fattori.

Uno dei principali costi è il contributo unificato, una tassa giudiziaria che deve essere versata per avviare il procedimento. L’importo del contributo unificato è calcolato in base all’entità del credito per il quale si richiede il Decreto ingiuntivo. Ad esempio, per cause con un importo inferiore a 1.100 euro, il contributo unificato dimezzato è di 21,50 euro. Per importi più elevati, il contributo aumenta progressivamente, arrivando fino a 843 euro per crediti superiori a 520.000 euro.

Oltre al contributo unificato, ci sono altri costi fissi come l’imposta di bollo e l’imposta di registro. L’imposta di bollo è una tassa fissa che ammonta a 27 euro, mentre l’imposta di registro varia in base a diversi fattori, come la natura del credito e l’importo coinvolto. In alcuni casi, come per crediti inferiori a 1.100 euro, l’imposta di registro può essere esente.

Infine, ci sono costi aggiuntivi che possono emergere nel corso del procedimento, come le spese per la notifica del Decreto ingiuntivo, che sono a carico del creditore, ed eventuali costi legati all’opposizione del debitore, che possono includere ulteriori onorari legali e tasse giudiziarie.

Come Rexpira può aiutarti

Se hai ricevuto un decreto ingiuntivo e non sai cosa fare, è altamente consigliabile consultare un esperto. I consulenti e i legali di Rexpira sono a tua disposizione per fornirti tutte le informazioni e l’assistenza di cui hai bisogno. Con la nostra esperienza e competenza, possiamo guidarti attraverso ogni aspetto del procedimento, assicurando che i tuoi diritti siano tutelati in ogni fase. Compila il modulo qui in basso con i tuoi dati e ti richiameremo al più presto.

Articolo a cura di Sebastiano Valvo, Consulente del Debito Rexpira

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