Col decreto “Cura Italia”, il Governo ha assunto il primo provvedimento che contiene una serie di misure per proteggere la struttura dell’economia italiana, messa a dura prova dall’emergenza Coronavirus, che durerà ancora per un po’. Il provvedimento – oltre a potenziare il sistema sanitario e a sostenere in vario modo imprese e lavoro – contiene una serie di misure fiscali a sostegno delle famiglie.

Sospensione dei mutui: cosa succede a chi ha un mutuo prima casa

Tra le misure – più attese e importanti – del “Cura Italia”, c’è quella che consentirà ai lavoratori (dipendenti, collaboratori, autonomi e Partite Iva) di richiedere la sospensione del pagamento delle rate del mutuo sulla prima casa: la richiesta si potrà fare entro i prossimi 9 mesi, la sospensione del mutuo potrà prorogarsi fino a 18 mesi.

Con questa misura le famiglie potranno nei fatti accedere con facilità – e senza presentare l’ISEE – al Fondo Gasparrini, gestito dalla Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici).

Questo fondo nato proprio per coprire la sospensione delle rate dei mutui prima casa, finora era stato riservato a chi perde il lavoro o subisce un decesso in famiglia: ora viene esteso anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti che certifichino “di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 un calo del proprio fatturato superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività”, per via delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.

Ma tra questi tutti possono presentare domanda?
Purtroppo no. Bisogna essere titolari di un mutuo attivo già da almeno un anno (ma la richiesta si può fare anche se si è in ritardo col pagamento di alcune rate, purché il ritardo non superi i 90 giorni). Inoltre il mutuo non dovrà superare i 250 mila euro.

Molto però dipenderà dalle scelte adottate dalle singole banche, che in alcuni casi stanno già spontaneamente decidendo di estendere la base dei beneficiari. Sia per questo sia perché si attendono ulteriori dettagli sulle modalità attuative della misura (per esempio per valutare la situazione dei lavoratori dipendenti che hanno subito una riduzione degli orari di lavoro), è presumibile che non per tutti sia possibile presentare subito la domanda.

Il nostro consiglio è in ogni caso di verificare subito il possesso dei requisiti e preparare la documentazione: su questo fronte, come sapete, noi abbiamo deciso di assicurare gratuitamente la nostra consulenza alle famiglie che ne avranno bisogno.

Stop a cartelle esattoriali e sfratti

Sempre nel decreto del 17 marzo, come misure a sostegno delle famiglie, è prevista la proroga al 20 marzo dei versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, compresi contributi previdenziali e assistenziali e i premi per l’assicurazione obbligatoria.

Stop anche alle cartelle esattoriali e sconti alle persone che effettuano donazioni per misure di contrasto all’emergenza coronavirus.

Il decreto prevede anche che siano sospesi tutti gli sfratti fino al 30 giugno. Così come sono sospesi i licenziamenti per i 60 giorni successivi all’entrata in vigore del decreto.

Con retroattività al 5 marzo, ai genitori lavoratori dipendenti – sia del settore privato sia  autonomi – che si trovano a fronteggiare la chiusura delle scuole è previsto un congedo parentale straordinario, per i figli fino a 12 anni di età, fino a 15 giorni, con un’indennità pari al 50% della retribuzione. Il limite di età non si applica in caso di figli con disabilità.

In alternativa, i genitori possono richiedere un bonus di 600 euro (che diventano 1000 per i lavoratori del settore sanitario) per servizi di baby-sitting. I bonus valgono sia per i dipendenti del settore privato sia per gli autonomi.